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il marchio Kolloré® abbina con la sua semplicità, il concetto di “il cibo é cultura” e con questo concetto, si propone di “trasportare” oltre i confini regionali i gusti della antica pasticceria “fatta in casa”.

Kolloré® nella rivisitazione delle “cudduredde” (riviste solo nel nome) ha la pretesa di essere realizzata con amore, semplicità , fatta da componenti basilari, da prodotti naturali autoctoni,  da manualità quasi tramontate, da sapori ed odori, che facevano parte di quel “centro della casa” che per secoli ha rappresentato “il focolaio” ovvero l’unica ed insostituibile stanza, la cucina, con i suoi riti e le sue regole.

In breve si vuole esprimere nelle Kolloré ®, bontà, manualità, sincerità e naturalezza nel continuare a fare i prodotti della pasticceria casalinga e stagionale, ancora ove possibile in maniera artigianale, come da tradizione e secondo ricette custodite con gelosia. Kolloré ® é proposta in tre golose versioni, alla mandorla, al miele e alle mandorle e vin cotto, ed impreziosite dalla “pizzicata” fatta a mano. Per esigenze di vendita e presentazione nel mercato internazionale,  é stata vestita da una confezione con apposti tutti gli standard internazionali di vendita, e le sue caratteristiche di valori nutrizionali e componenti. Da collaudi già fatti, la “shelf life” é stata portata a 6 mesi, senza aggiunte di conservantime senza bisogno di refrigerazioni o accorgimenti perticolare per la sua conservazione.

Chi siamo

Bakerì Srl è titolare del marchio Kolloré® ed è una giovane azienda di Caltagirone. Nasce dalla terza generazione della famiglia Grazioso, maestri fornai che da cinquant’anni operano giornalmente, nella produzione di prodotti da forno.

il marchio Kolloré® abbina con la sua semplicità, il concetto di “il cibo é cultura” e con questo concetto, si propone di “trasportare” oltre i confini regionali i gusti della antica pasticceria “fatta in casa”.

Kolloré® nella rivisitazione delle “cudduredde” (rivista solo nel nome) ha la pretesa di essere realizzata con cose semplici, da prodotti naturali autoctoni, da manualità quasi tramontate, da sapori ed odori, che facevano parte di quel “centro della casa” che per secoli ha rappresentato “u cufularu” ovvero l’unica ed insostituibile stanza la cucina, con i suoi riti e le sue regole.

In breve si vuole esprimere, bontà, manualità, sincerità e naturalezza nel continuare a farei prodotti, in maniera artigianale come da tradizione e secondo ricette custodite con gelosia.

Alcune trisavole, per innata fantasia culinaria, dovuta a pochi e poveri elementi che la natura dava, stesero l’impasto e per semplicità e comodità, la usarono come rivestimento di cottura per la pasta di mandorle. Nel tempo fu’ modellata ad anelli, abbellita dalla “pizzicata” e sempre passata dal forno a legna, dopo aver fatto il pane, per farne un dolce stagionale, attualmente è apprezzata da tutti i “Siculi”.

Alcune varianti in farina ed acqua, della “cudduredda” si ritrovano in Tunisia (Kaak Warka Bel Louz) ed Algeria (Kaak Nekkache) sicuramente trasportate da o verso durante le dominazioni Arabe.

Per inquadrarne la nascita (ignota) alcuni cenni storici sui luoghi di origine Calatini:

VI-I millennio a.C., insediamenti di civiltà preistoriche nei pressi dell’attuale abitato. VII-V sec. a.C., formazione del primo nucleo abitato di Caltagirone. IX sec. d.C., occupazione araba. 1030, una colonia di Liguri, capeggiata dal generale bizantino Giorgio Maniace, espugna il castello arabo. 1090, il conte Ruggero “il Normanno” conquista e cristianizza definitivamente la città. 1458, Giovanni di Castiglia diventa principe di Caltagirone e sovrano del Regno di Sicilia. 1542 e 1693, due terremoti danneggiano gravemente gli edifici Calatini. Alla seconda ricostruzione risale l’impronta barocca del centro storico. 1622-1800, Caltagirone è sede dell’Università degli Studi fondata dal sovrano Filippo III.

Nella scuola di pasticceria Siciliana (Palermitano) si può trovare “u’ cucciddatu”, una lontana similitudine con molte varianti, che é di fatto molto più complessa, perché addizionato con diversa frutta secca e varie spezie, ed é molto più elaborato nella composizione e nella fattura della pasta esterna.

La variante casalinga del cucciddatu o cudduredda, tra Novembre e Febbraio, é motivo di contesa di gusti, tra mamme e nonne o suocere e con-suocere, al momento dello scambio delle”’nguantiere” (vassoi di dolci) durante le visite rituali.

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